Presentation

Lecture in Milan

Il mondo come villaggio globale offre agli individui una piu' vasta possibilita' di scelta rispetto al passato: le persone possono decidere la propria professione, il luogo di residenza, il genere sessuale; al tempo stesso multinazionali e supermercati forniscono i medesimi prodotti in ogni parte del mondo, omogeneizzando la realta' e tentando di mettere in ombra stagioni e produzioni locali. Questa conclamata varieta' - quella delle molteplici alternative - e' in realta' illusoria: la schiavitu' e' tuttora presente, anche se in forma di mercificazione. Percorsi e opzioni appaiono come pre-descritti, mentre le preferenze delle persone, a partire dal dominio digitale, stanno diventando un nuovo genere di consumo. In seguito a tale riflessione alcune domande sorgono spontanee: la mancanza di volonta' non e' forse una delle conseguenze della globalizzazione? Puo' questa essere considerata, in un certo senso, come un disagio specifico dei territori post-industriali urbani e civilizzati? Se l'atto di evitare le decisioni e' un modo per boicottare se stessi ed il sistema, reagendo all'instabilita' e rifiutando ogni responsabilita' sul corso della vita, allora la liberta' odierna e' solo apparente e predeterminata?

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